I cento metri sono stati affare americano fra gli uomini (tutti i finalisti lo erano, con maggioranza del Caribe) e giamaicano fra le donne. Il mezzofondo è un regolamento di conti africano, fra keniani e etiopi veri e keniani e etiopi arabizzati con i soldi dei sultani e degli sceicchi. S´inserisce l´Africa mediterranea. Nei concorsi (salti, lanci) domina la scuola slava, polverizzata in molte bandiere, e sempre di più. In queste discipline s´affaccia ogni tanto un greco, un rumeno, mentre fa scena muta la ‘vecchia’ Europa: è sparita. Nei primi tre giorni di atletica leggera, che è pur sempre la disciplina più probante, diffusa in tutto il mondo, Italia, Gran Bretagna, Francia, Germania hanno prodotto solo un misero argento, grazie ad un algerino naturalizzato francese, nei 3 mila siepi e con somma sorpresa. Anche la ‘nuova’ Spagna è spettatrice.

Il salto in lungo maschile di ieri sera è stato esemplare: si è vinto con misure modestissime, le più basse da 36 anni. La specialità è tornata agli anni settanta, forse più indietro ancora. E nemmeno questo viaggio a ritroso ha incontrato gli Stati suddetti. L´Italia è un pianto, e si sapeva, aggrappata alle prove estreme (maratona, marcia). Ma le altre attraversano la stessa crisi: gli inglese hanno tradizione nel mezzofondo, dove hanno mostrato atleti di classe immensa (Owett, Coen, Cram), la Francia, ma anche gli stessi britannici – con la ‘riserva’ coloniale – hanno avuto velocisti di rango, e José Marie Perec (a metà degli anni novanta) fu l´ultima atleta capace di avvicinare i tempi proibiti e posticci delle varie Koch, Kratochvilova.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78191

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